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Famiglia

I tempi si sono accorciati. Gli accordi no.

Sei mesi dalla separazione consensuale, negoziazione assistita, separazione e divorzio in un solo atto. La procedura è diventata rapida, ma cosa vi siete detti su soldi e figli resta la parte lenta.

Fino al 2015 servivano tre anni. Oggi ne bastano sei mesi, e in certi casi non serve nemmeno andare davanti a un giudice.

La procedura è cambiata parecchio. Quello che si decide dentro la procedura, molto meno.

I termini si sono accorciati da tre anni a sei mesi. La trattativa su soldi e figli dura esattamente quanto durava prima.

Quanto ci vuole, oggi

La Legge 55 del 2015 — il divorzio breve — ha ridotto in modo netto l’attesa fra separazione e divorzio.

Sei mesi in caso di separazione consensuale. Un anno in caso di separazione giudiziale. Prima erano tre anni in ogni caso.

Il termine di sei mesi vale anche per la separazione giudiziale trasformata in consensuale, e per gli accordi raggiunti in negoziazione assistita.

Due strade fuori dal tribunale

Il decreto legge 132 del 2014 ha aperto due percorsi alternativi al giudizio.

La negoziazione assistita da avvocati. Le parti raggiungono un accordo con l’assistenza dei rispettivi legali, e quell’accordo produce gli effetti della separazione o del divorzio.

L’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile, cioè in Comune.

Entrambe nascono per togliere dal tribunale i casi in cui le parti sono d’accordo. Il che sposta il peso, in modo evidente, sul punto in cui l’accordo si forma.

E poi la Cartabia

Con il D.Lgs. 149/2022 il rito in materia di famiglia è stato riformato di nuovo. La novità più rilevante è il cumulo: si può proporre con un unico atto sia la domanda di separazione sia, in via subordinata, quella di divorzio.

Il correttivo è in vigore dal 25 gennaio 2025.

Messo tutto in fila, in dieci anni si è passati da tre anni e un tribunale a sei mesi, un unico atto e, in molti casi, nessun giudice.

Quello che nessuna riforma ha accorciato

Qui sta il punto di questo articolo.

Tutte queste norme intervengono sui tempi e sulla forma. Nessuna interviene sul contenuto. E il contenuto è: quanto passa uno all’altro, chi resta nella casa, come si dividono le spese straordinarie, con che ritmo stanno i figli con ciascuno, cosa succede se uno cambia città.

Quella parte è una trattativa, e si svolge quasi tutta fuori dai documenti. Al telefono. In cucina dopo che i bambini sono andati a letto. Nel corridoio prima di entrare dall’avvocato.

Poi qualcuno scrive un testo, e il testo viene depositato.

Ciò che produce effetti è il testo. Quello che era stato detto durante la trattativa e non è finito nell’accordo non è azionabile allo stesso modo — anche quando entrambi ricordavano benissimo di averlo concordato.

Come si perde un accordo

Non serve malafede. Bastano tre mesi.

Le trattative di separazione durano settimane, si fanno a pezzi, riprendono. Ogni conversazione modifica qualcosa. A un certo punto nessuno dei due sa più con precisione cosa fosse stato concesso in cambio di cosa.

E in questa fase il ricordo si riorganizza in modo sistematico: ciascuno conserva meglio le concessioni fatte che quelle ricevute. Non è disonestà, è come funziona la memoria sotto stress.

Quando il testo finale arriva, uno dei due legge una clausola e pensa: questo non era quello che avevamo detto. E spesso non ha nemmeno torto.

Cosa si può fare

Un messaggio di riepilogo dopo ogni conversazione decisiva. Quattro righe: oggi abbiamo concordato questo, resta aperto quest’altro. Se l’altro non contesta, quella diventa la versione condivisa. È lo strumento più semplice e il più sottovalutato.

E conservare le conversazioni in cui si decide. Non per usarle contro qualcuno: per non dover ricostruire a memoria una trattativa lunga mesi quando arriva il momento di firmare.

Il problema è sempre lo stesso — capisci che quella frase andava tenuta solo dopo che è stata detta. È la struttura di cui parliamo in Quando premi registra, è già tardi.

TalkSafe parte da una parola scelta in anticipo, funziona a schermo bloccato, e salva anche i 30 secondi precedenti all’avvio.

Una precisazione che qui è necessaria. Registrare una conversazione a cui partecipi è lecito. Lasciare un dispositivo a registrare l’altro coniuge quando tu non ci sei non lo è, e non diventa lecito per il fatto che si tratta del coniuge. Le due cose vengono confuse spesso proprio in questa materia, ed è una confusione che costa cara.

In sintesi

Sei mesi dalla separazione consensuale, dodici dalla giudiziale. Tre anni non servono più.

Ci sono due strade fuori dal tribunale, e dal 2022 separazione e divorzio stanno in un atto solo.

Ma la parte che decide come vivrete dopo non è la procedura, è l’accordo. Quella si negozia a voce, per mesi, e non lascia traccia se non quella che decidete di lasciare.

Informazioni di carattere generale, non consulenza legale. Per il caso concreto rivolgersi a un avvocato matrimonialista.

Quanto tempo serve oggi per divorziare in Italia?

La Legge 55 del 2015, il cosiddetto divorzio breve, consente di proporre la domanda di divorzio dopo sei mesi in caso di separazione consensuale e dopo un anno in caso di separazione giudiziale. Prima della riforma il termine era di tre anni.

Il termine di sei mesi vale anche se la separazione era partita come giudiziale?

Sì. Il termine di sei mesi si applica alla separazione consensuale, compresa quella derivante da separazione giudiziale trasformata in consensuale, e agli accordi raggiunti in negoziazione assistita.

Si può separarsi senza andare in tribunale?

Il decreto legge 132 del 2014 ha introdotto due strade: la negoziazione assistita da avvocati e l'accordo davanti all'ufficiale dello stato civile. Sono procedure alternative al giudizio pensate per semplificare separazione e divorzio.

Cosa ha cambiato la riforma Cartabia?

Il D.Lgs. 149/2022 ha riformato il rito in materia di famiglia. Tra le novità più rilevanti c'è la possibilità di proporre con un unico atto sia la domanda di separazione sia, in via subordinata, quella di divorzio: il cosiddetto cumulo. Il correttivo è in vigore dal 25 gennaio 2025.

Se la procedura è rapida, cosa resta lento?

L'accordo sul contenuto. I tempi processuali si sono ridotti da tre anni a sei o dodici mesi, ma la definizione di assegni, casa, tempi di permanenza dei figli e ripartizione delle spese è una trattativa che avviene fuori dal processo e che nessuna riforma accorcia.

Gli accordi presi a voce durante la trattativa contano?

Contano per costruire l'intesa, ma ciò che produce effetti è il testo che viene depositato e omologato o approvato. Quello che è stato promesso in una conversazione e non è finito nell'accordo non è azionabile allo stesso modo.

Posso registrare le conversazioni con l'altro coniuge?

Registrare una conversazione a cui si partecipa è lecito e la registrazione ha valore di prova documentale. È invece illecito registrare una conversazione tra altri, alla quale non si prende parte, e installare un dispositivo per farlo non diventa lecito perché si tratta del coniuge.